Remco Evenepoel scrive la storia delle Olimpiadi

Il proiettile belga è diventato il primo ciclista a vincere sia la prova a cronometro sia la prova in linea nella stessa edizione dei giochi

I 273 chilometri ondulati della prova maschile hanno consegnato l’ex calciatore alla storia del ciclismo e delle Olimpiadi. Con un attacco a 38 chilometri dal traguardo, il fuoriclasse fiammingo ha trasformato le strade parigine nel palcoscenico della sua apoteosi. I suoi compagni, la sua fame e la sua posizione sono i segreti del suo trionfo.

Il racconto della corsa

Il tracciato è fin da subito accidentato ed impegnativo, ma nella prima parte di gara il ritmo è piuttosto tranquillo. Si sgancia dopo pochi minuti una fuga composta da Achraf Ed Doghmy (Marocco), Christopher Rougier-Lagane (Mauritius), Thanakhan Chaiyasombat (Thailandia), Charles Kagimu (Uganda) ed Eric Manizabayo (Ruanda). Paesi Bassi e Danimarca controllano l’andatura del gruppo per i loro capitani, rispettivamente Mathieu Van der Poel e Mads Pedersen. Si va piano e gli attaccanti guadagnano 7’30” a 230 chilometri dalla fine. Ma la stasi non dura a lungo: dopo qualche chilometro si apre una nuova fase di corsa.

Le Olimpiadi di ciclismo: una competizione… strana

Per i primi 70 chilometri solo due atleti hanno guidato il gruppo: Dan Hoole (Paesi Bassi) e Mikkel Bjerg (Danimarca). Di conseguenza, è naturale che in quel tratto il ritmo non fosse intenso. I due passisti ogni tanto devono rifiatare. E proprio durante un rallentamento, ecco che la gara si accende all’improvviso. L’accordo salta e il vantaggio della fuga lievita a 13″. Comincia una fase di attacchi e contrattacchi, in cui anche le nazionali più forti vogliono portare via gruppetti per anticipare i favoriti e per non essere costrette ad inseguire, azione difficile da realizzare a causa del ridotto numero di partenti. Alle Olimpiadi infatti solo le prime cinque nazionali del ranking (Belgio, Danimarca, Slovenia, Gran Bretagna e Francia) possono schierare quattro ciclisti. Tutte le altre nazionali possono schierarne, in base alla classifica per nazioni dell’UCI, tre o meno. Per questo motivo, essere costretti ad inseguire non è una buona idea e molti cercano di avvantaggiarsi. A 190 chilometri dalla conclusione, quattro corridori riecono finalmente a scappare dal gruppo: il nostro Elia Viviani, Ryan Mullen (Irlanda), Gleb Syritsa (atleta indipendente) e Georgios Bouglas (Grecia). Il gruppo si ferma di nuovo e i distacchi si dilatano. Così, a 180 chilometri dall’arrivo, ecco che si fa vedere anche il Belgio di Remco Evenepoel e Wout Van Aert in testa al plotone. I vigorosi turni al comando di Tiesj Benoot sono cruciali e a 120 chilometri dal traguardo, mentre i primi due gruppetti si ricongiungono, il ritardo del gruppo scende sotto i 3″.

Si entra nel vivo

A 87 chilometri dall’arrivo, mentre davanti rimangono solo Mullen e Viviani, l’irlandese Ben Healy ed il Kazako Aleksej Lutsenko staccano il gruppo e si lanciano all’inseguimento della coppia di testa. Dieci chilometri dopo, Viviani perde contatto e Mullen resta da solo al comando. Poi Healy e Lutsenko riprendono il solido rouleur e i tre tirano a tutta per resistere al ritorno di un gruppo lanciatissimo. Dietro infatti hanno iniziato a recuperare terreno grazie all’accellerazione di un infaticabile Tiesj Benoot, che ormai ha messo i battistrada nel mirino. Inizia così una nuova fase di attacchi. Tra i big, si muovono Remco Evenepoel e l’azzurro Alberto Bettiol. Mentre davanti Mullen cede, in gruppo la situazione diventa sempre più anarchica. Quando mancano 60 chilometri al traguardo, un gruppetto riesce finalmente ad avvantaggiarsi. Gli attaccanti che si gettano alla caccia di Lutsenko e Healy sono Valentin Madouas (Francia), Fred Wright (Gran Bretagna), Stefan Küng (Svizzera), Nils Politt (Germania), Marco Haller (Austria), Michael Wood (Canada) e Jambaljamts Sainbayar (Mongolia). L’encomiabile lavoro di Benoot mantiene il ritardo del gruppo sempre inferiore al minuto e con questa situazione di gara gli atleti giungono ai meno 45, dove c’è la prima scalata allo strappo in pavè di Montmartre, punto decisivo della corsa.

Le fasi finali e il momento decisivo

Montmartre è una salita in pavè di 1 chilometro con una pendenza media intorno al 6%, invitante per il campione del mondo Mathieu Van der Poel. La stoccata dell’olandese non si fa attendere: con una fucilata delle sue spacca il gruppo e solo Wout Van Aert riesce a seguirlo. Presto i due eterni rivali vengono raggiunti dallo statunitense Matteo Jorgenson, dal lettone Toms Skujins e dal francese Julian Alaphilippe. Nel frattempo, sulla salita Healy ha staccato Lutsenko ed è rimasto solo al comando. Alaphilippe non collabora perché ha il connazionale Madouas tra i contrattaccanti a 20 secondi dall’irlandese che guida la corsa. Questa situazione però dura poco, perché Mads Pedersen tira e riporta tutti sul gruppetto di Van der Poel. In contropiede, subito dopo il ricongiungimento, attacca Evenepoel. Mancano 38 chilometri all’arrivo e il proiettile aerodinamico sorprende tutti. L’ex calciatore si riporta con grande facilità sugli immediati inseguitori di Healy. Dietro il gruppo è stato sgretolato da un circuito impegnativo che non ha pianura, ma solo salite e discese. I pochi gregari rimasti sono esausti. Di fatto, per un lungo tratto è solo l’olandese Van Baarle che tira il gruppo. Qualche minuto più tardi Evenepoel riporta gli inseguitori sotto Healy. Ai meno 30, sulla seconda ascesa a Montmartre, il fenomeno di Aalst accellera in progressione e solo il beniamino di casa Madouas tiene il suo ritmo. Van der Poel attacca in gruppo con una nuova stoccata, ma ancora Van Aert non cede un millimetro. Van Aert ha il connazionale Evenepoel in testa alla corsa e quindi si piazza a ruota dell’olandese senza concedergli un cambio. Il campione del mondo è in trappola. Da solo non può riprendere Evenepoel e Madouas che nel frattempo hanno guadagnato quasi un minuto. E non può nemmeno portarsi a spasso Van Aert, facendogli risparmiare energie. Il Belgio ha vinto la corsa. L’olandese rallenta e i due vengono raggiunti dagli altri big. Ai meno 24 partono il francese Laporte e l’americano Jorgenson, che raccolgono per strada gli ex compagni di attacco di Evenepoel. Ai meno 15, Il belga stacca anche Madouas e si invola verso un’impresa leggendaria. Il suo vantaggio è di 20 secondi su Madouas, 1″15′ sul gruppetto di Laporte e 1″30′ sul plotoncino di Van der Poel. L’unico brivido per il corridore della Soudal Quick-Step è una foratura a 3 chilometri dall’arrivo che gli fa perdere una trentina di secondi, ma a quel punto ha già un’eternità di vantaggio. Un ottimo Madouas difende l’argento mentre il bronzo è di un altro francese, Christophe Laporte, che vince la volata del gruppetto.

Risultati e highlights

https://www.procyclingstats.com/race/olympic-games/2024/result

Considerazioni e commento

Il 21 luglio Remco Evenepoel aveva concluso a Nizza un Tour de France straordinario. Il belga aveva persino attaccato i due giganti delle montagne sulle lunghe salite della terza settimana, sanando il suo tallone d’achille. Pochi giorni dopo la fine della Grande Boucle, l’ex calciatore ha vinto la cronometro delle Olimpiadi di Parigi beffando il nostro Filippo Ganna. Da bravo fiammingo, Remco non si è accontentato. Lui infatti si esalta ogni volta che sale in bici e vuole vincere sempre. Con sguardo cattivo e gambe che divorano chilometri, il proiettile aerodinamico ha fatto sua anche la prova in linea. Remco Evenepoel è il primo ciclista a vincere sia la prova a cronometro sia la prova in linea nella stessa edizione dei giochi olimpici. Il suo attacco è arrivato nel momento più opportuno. Van der Poel aveva speso tanto per scattare su Montmartre e Pedersen si è consumato per riprendere l’olandese. Evenepoel è partito mentre tutti cercavano di rifiatare, cogliendo l’attimo vincente.

Il Belgio è stato ineccepibie. Stuyven ha chiuso attacchi, Benoot è stato un autentico gregario di lusso. Van Aert invece è stato fenomenale a marcare stretto Van der Poel e a rompere i cambi per far saltare l’accordo nel gruppetto inseguitore.

La Francia è stata l’altra grande nazionale di questa gara. I padroni di casa hanno sfruttato al meglio le loro carte, facendo attaccare a turno tutti gli atleti. Argento e bronzo pienamente meritati da Madouas e Laporte.

La Danimarca ha tirato a lungo ma Pedersen ha deluso. Forse non ha ancora recuperato dalla caduta al Tour de France. Male Gran Bretagna e Italia. Se Tom Pidcock può ritenersi comunque soddisfatto dopo aver vinto la prova di MTB, Bettiol e Mozzato sono stati anonimi.

A Van der Poel invece è mancato ciò che solitamente lo premia: il “killer instinct”. Ha piazzato due fucilate esplosive ma non ha fatto la differenza e ha perso l’attimo decisivo.

La corsa è stata spettacolare. La velocità non è stata indiavolata fin dall’inizio come negli ultimi mondiali, ma gli strappi del circuito finale hanno scatenato una lotta spietata a suon di attacchi e contrattacchi.

Alla fine ha vinto il più forte. Ha trionfato l’ex calciatore. L’uomo che pedala compatto e basso per tagliare l’aria e faticare meno. Tutti sanno che quella è la posizione più efficace, ma lui è l’unico che riesce a pedalare per decine di chilometri con le braccia strette ed il torace chiuso. Il proiettile aerodinamico è leggenda.

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Alessio Diosono

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Storie, curiosità, approfondimenti ed analisi sul ciclismo, passato e presente. Raccontate rigorosamente dal... divano!
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