Ph: Luc Claessen/Getty Images
Nell’era dei social viviamo immersi in un mare di apparenze e superficialità.
Le vite degli altri ci sembrano spesso perfette, ricche di momenti di gioia immortalati in scatti ritoccati e solari. Così, mentre tutto appare luminoso e senza difetti, chi non si riconosce in questo mondo filtrato e patinato si sente inadeguato.
Siamo talmente abituati a foto di feste ed esibizioni di protagonismo che da un predestinato dello sport ci aspetteremmo sicurezza di sé e, forse, anche un pizzico di arroganza. In questo contesto, si penserebbe che un diciottenne elogiato da tutti per il suo talento si dia un mucchio di arie.
Ma la vita vera è un’altra cosa. Non è fatta di schermi piatti, ma di situazioni profonde e complesse. Dopo aver vinto europei e mondiali di ciclocross tra gli Junior durante la scorsa stagione, pochi giorni fa Mattia Agostinacchio si è laureato campione continentale tra gli Under 23. Appena diciottenne, al suo primo anno nella categoria ha battuto atleti più esperti e conosciuti di lui.
Eppure, la sua non è una storia di perfezione. Per anni ha sofferto problemi di gestione dell’ansia e dello stress, che gli hanno causato anche dolori fisici. Si è fatto aiutare da uno psicologo e ora è seguito da un mental coach con cui lavora per migliorare la sua autostima e lenire l’assillante tormento di non essere abbastanza.
Non va in discoteca, usa poco i social e non ostenta le medaglie e i titoli vinti.
Non gli interessa apparire, preferisce lavorare ogni giorno in silenzio per migliorare e cercare di costruirsi un futuro.
In un periodo in cui i giovani sono sottoposti alla pressione di dover sembrare sempre impeccabili, Mattia Agostinacchio incarna valori diversi come la genuinità e il coraggio di affrontare i propri demoni, senza fingere che sia tutto perfetto.