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Quella del 2025 è stata una delle edizioni più appassionanti della “Classica Monumento” nata nel 1907. Mathieu Van der Poel ha trionfato in Via Roma al termine di un elettrizzante triello con Ganna ed il campione del mondo Pogačar. La gara più lunga del calendario si è infiammata prima del solito con scatti e colpi di scena già sulla Cipressa. Pogačar ha attaccato ripetutamente per scrollarsi di ruota Van der Poel, che però non ha mai ceduto un millimetro allo sloveno. Filippo Ganna è rientrato sui due fenomeni nella pianura finale e i tre si sono contesi il successo in volata.
Il racconto della corsa
I 175 ciclisti partono da Pavia sotto una pioggia scrosciante che bagna la prima metà di gara. 289 chilometri conducono gli atleti dalla città lombarda a Sanremo, con arrivo in Via Roma. La fuga di giornata prende il largo poco dopo il via. Gli otto attaccanti sono Kristian Sbaragli, Tommaso Nencini e Mark Stuart (Team Solution Tech-Vini Fantini), Alessandro Verre e Mathis Le Berre (Arkéa-B&B Hotels), Martin Marcellusi e Filippo Turconi (VF Group-Bardiani CSF-Faizanè) e Baptiste Veistroffer (Lotto). Lo svizzero Silvain Dillier (Alpecin-Deceuninck) si mette subito in testa al gruppo. Il gregario di Van der Poel si assicura che la fuga non guadagni mai più di 5′. Il secondo classificato alla Parigi-Roubaix 2018 compie un lavoro straordinario e tira fino a 65 chilometri dal traguardo, quando comincia la bagarre per conquistare le prime posizioni in vista dei capi.
Con i Capi si entra nel vivo
La Ineos Grenadiers assume il controllo del gruppo per scortare Filippo Ganna. Anche l’UAE Team Emirates XRG di Tadej Pogačar, la Lidl-Trek di Mads Pedersen e la Alpecin-Deceuninck di Mathieu Van der Poel risalgono posizioni. L’accellerazione riduce il vantaggio della fuga a 2′. A 50 chiometri dalla conclusione comincia Capo Mele e cadono due possibili outsider come Neilson Powless (EF Education-EasyPost 2025) e Laurence Pithie (Red Bull-Bora-Hansgrohe). Appena tre chilometri più tardi il gruppo affronta Capo Cervo e gli attaccanti preservano solo 1’30”. Quando mancano 41 chilometri all’arrivo inizia Capo Berta, il più duro dei tre. La velocità aumenta perché tutti vogliono stare davanti, mentre un combattivo Marcellusi stacca gli altri fuggitivi. Ai meno 35, Marcellusi conserva appena 1′. Ineos Grenadiers e Alpecin-Deceuninck tirano in pianura per imboccare la Cipressa nelle prime posizioni e riprendono il romano della Bardiani.
Pogačar, Van der Poel e Ganna disegnano una Cipressa galvanizzante
L’UAE guadagna la testa del gruppo e infiamma la penultima salita di giornata. Pogačar pretende corsa dura e i suoi gregari lo accontentano. Tuttavia, la squadra del campione del mondo non riesce a conquistare in blocco le prime posizioni, ma anzi solo Tim Wellens e Jonathan Narvaez si mettono a tirare. Dopo il lavoro di questi gregari di lusso, Pogačar attacca violentemente sulla Cipressa. È un’azione coraggiosa e necessaria. Questa è la salita più impegnativa ed è qui che lo sloveno deve stancare gli avversari. Un brillante Van der Poel raggiunge con facilità il campione del mondo. Con una progressione straordinaria, anche il piemontese Filippo Ganna si riporta sulla testa della corsa. Il portacolori della Ineos non può seguire gli scatti brucianti del leggero Pogačar, ma riesce a rientrare di ritmo. Il campione del mondo attacca di nuovo e si ripete lo stesso copione. I tre arrivano in cima con 35″ di vantaggio sugli avversari e realizzano il record di scalata, appena 8’57” per una salita di 5,6 chilometri. Una velocità folle per un’edizione che si è accesa molto prima del solito. È già chiaro che nessuno può rientrare sui tre campioni.
Pogačar impetuoso, Van der Poel padrone e Ganna eroico
Appena i battistrada giungono sul Poggio ai meno 9, Pogačar effettua un’altra fucilata delle sue. Van der Poel non perde un millimetro, mentre Ganna sembra più in difficoltà. Il travolgente sloveno attacca altre tre volte, ma l’olandese non molla. Poi, quasi allo scollinamento, ecco un avvincente colpo di scena: Van der Poel, che tutti pensavamo fosse al limite, scatta in faccia al campione del mondo proprio dove lo fece nel 2023. Pogačar lo raggiunge in cima all’ultima asperità di giornata, ma capisce che non può battere il padrone delle classiche nel suo territorio. L’affondo dell’olandese è un colpo durissimo per il morale dello sloveno. Filippo Ganna invece comincia la discesa con circa 10″ di ritardo. Ma il fenomeno delle cronometro e della pista sa sostenere alte velocità a lungo e, complici titubanze nella collaborazione tra i due battistrada, rientra nell’ultimo chilometro di gara. Van der Poel lancia presto la volata, guadagna subito qualche metro di vantaggio e regola agevolmente la concorrenza. Mathieu Van der Poel (Alpecin-Deceuninck) vince la Milano-Sanremo 2025 battendo allo sprint Filippo Ganna (Ineos Grenadiers) e Tadej Pogačar (UAE Team Emirates XRG).
Considerazioni e commento
La Milano-Sanremo numero 116 passerà alla storia come una delle edizioni più appassionanti della “Classica Monumento” nata nel 1907. Pogačar ha acceso la corsa sulla Cipressa e ha attaccato ripetutamente anche sul Poggio. Il campione del mondo scrive il destino delle gare in cui partecipa e, anche quando non vince, è sempre lui che decide la corsa.
Van der Poel ha dosato le forze con acume, marcando stretto lo sloveno e non collaborando mai con lui in salita. L’olandese ha controllato la gara da padrone e ha meritato il suo secondo trionfo in Via Roma. L’ex campione del mondo ha sfoggiato la sua astuzia anche nella volata finale. Infatti, il figlio e nipote d’arte ha lanciato la volata proprio mentre Ganna era girato per controllare Pogačar. Pippo ha così perso l’attimo per prendere la ruota dell’olandese e sfruttare la scia. La Sanremo è una classica maledetta. Si può perdere per un dettaglio dopo quasi 300 chilometri corsi in maniera impeccabile. Il piemontese però ha commosso i milioni di italiani che hanno seguito la “Classicissima“. La sua grinta e la sua resilienza sono un esempio per tutti. Mai arrendersi e mai perdere la speranza.
Ad ogni modo, la lotta per la vittoria è stata appannaggio di questi tre fenomeni. Gli altri favoriti hanno deluso perché non sono stati mai nel vivo dell’azione. Il danese Mads Pedersen ha addiritura faticato a rimanere agganciato al gruppo sulla Cipressa. Ma crisi inaspettate sono parte del copione di questa corsa. È una competizione di quasi 300 chilometri, in cui si va piano per i primi 230 e poi si accellera improvvisamente. Alcuni corridori non riescono a cambiare ritmo in maniera istantanea e giungono alla fase decisiva con poca adrenalina e gambe legnose.
Il fascino della Sanremo è l’incertezza. È la “Monumento” più facile da correre e più difficile da vincere. La più amata e la più odiata. Alla portata di tutti, eppure per pochi.
Highlights e ordine d’arrivo
https://www.procyclingstats.com/race/milano-sanremo/2025/result