Parigi-Roubaix 2024: inchiniamoci all’imperatore

Assolo eccezionale del campione del mondo che ripaga il grande lavoro della sua squadra

Mathieu Van der Poel (Alpecin-Deceuninck) ha conquistato la sua seconda Parigi-Roubaix in solitaria. Il suo compagno Jasper Philipsen e Mads Pedersen (Lidl-Trek) hanno completato il podio del 121esimo “Inferno del Nord”. La squadra di Van der Poel è stata fenomenale nell’incendiare la gara e nel lanciare l’olandese verso un successo paradisiaco. Gli Alpecin hanno infatti spezzato le gambe e i sogni degli avversari per favorire il loro capitano, l’imperatore delle “classiche del nord”. La Parigi-Roubaix rappresenta l’umiltà e la fatica di arrivare impolverati se è asciutto e infangati se è bagnato. È l’unica corsa piatta massacrante come le tappe di montagna dei Grandi Giri. Per vincerla servono potenza, resistenza, abilitá nel pedalare sulle pietre e tanta fortuna. Leggi la cronaca della corsa e l’analisi di Ciclista dal Divano!

Il racconto della corsa

Domenica 7 aprile è una giornata di sole che preannuncia una Roubaix polverosa e asciutta. Dopo i primi chilometri nasce la fuga di giornata. I sette uomini al comando sono Per Strand Hagenes (Visma|Lease a Bike), Kasper Asgreen (Soudal Quick-Step), Rasmus Tiller (Uno-X), Marco Haller (BORA-Hansgrohe), Liam Slock (Lotto-Dstny), Gleb Syritsa (Astana Qazaqstan) e Kamil Malecki (Q36.5). Poco dopo, Dries De Bondt (Decathlon AG2R La Mondiale Team) e Dušan Rajović (Bahrain-Victorious) si uniscono alla testa della corsa. Il primo momento cruciale è una caduta a 220 chilometri dall’arrivo, che spezza le ambizioni di Alberto Bettiol (Ef Education-EasyPost), Jonathan Milan (Lidl-Trek) ed Elia Viviani (INEOS Grenadiers). La Alpecin-Deceuninck tira forte in gruppo e la fuga non guadagna mai più di 2 minuti. La squadra belga forza il ritmo perché Van der Poel si sente particolarmente bene e vuole una gara dura per staccare gli avversari. A 163 chilometri dal traguardo, la squadra del campione del mondo guida il gruppo sul primo tratto di pavè. In questo frangente, Christophe Laporte (Visma|Lease a Bike) esce già di scena per colpa di una foratura. Poco dopo il vento inizia a soffiare e la Alpecin mette in mostra tutta la sua superiorità: Si dispone a ventaglio e affronta a tutta i settori sulle pietre, riducendo il gruppo ad una trentina di unità. La fuga viene ripresa a 140 chilometri dalla conclusione. Quattro chilometri dopo, una foratura complica i piani di Josha Tarling (INEOS Grenadiers) e una caduta costringe al ritiro Laurence Rex (Intermarché-Wanty). Tarling si fa trainare troppo a lungo nel tentativo di rientrare in gruppo e viene squalificato dalla giuria.

La Foresta di Arenberg

Nel frattemppo, il team del campione del mondo e di Philipsen mantiene elevata l’andatura e meno di trenta ciclisti affrontano la massacrante Foresta di Arenberg in gruppo. Qui Van der Poel accellera e lo seguono solo Mads Pedersen (Lidl-Trek), Mick Van Dijke (Visma|Lease a Bike) e il compagno Jasper Philipsen. Non c’è convinzione e i quattro vengono ripresi dal gruppetto alle loro spalle. La corsa prosegue e, tra una foratura ed un’altra, la fase decisiva si avvicina.

Il capolavoro degli Alpecin e l’assolo del fuoriclasse

La corsa è entrata nel vivo e gli Alpecin si rendono autori di un capolavoro fenomenale. Due potenziali vincitori come Stefan Küng (Groupama-FDJ) e Nils Politt (UAE Emirates) attaccano sull’asfalto a 86 chilometri dal termine. Gianni Vermeersch (Alpecin-Deceuninck) li segue e rompe i cambi per favorire il rientro dei suoi capitani. Il nativo di Roeselaere corre da autentico “gregario di lusso” non mostra segni di cedimento. Dietro la Trek è costretta a tirare, mentre Van der Poel e Philipsen possono stare a ruota. La formazione di Pedersen si è però indebolita a causa delle cadute delle ultime settimane e il danese deve tirare in prima persona per riprendere il terzetto, mentre Van der Poel rimane coperto. Pedersen effettua il ricongiungimento e Vermeersch si mette subito a tirare per i suoi leader. A 60 chilometri dall’arrivo, il campione del mondo sradica tutti di ruota e si invola verso il suo secondo successo in questa corsa. Dietro infatti la stanchezza impedisce di organizzare un inseguimento e presto si inizia a pensare al secondo posto. Politt attacca sul Mons- en-Pévèle, portandosi dietro Küng e Pithie (Groupama-FDJ), Pedersen e Philipsen. Quest’ultimo non collabora per proteggere l’azione di Van der Poel e risparmia energie. Mentre l’olandese ha già oltre 2 minuti di vantaggio, Pithie cade in una curva e non rientrarà più sui quattro inseguitori del fenomeno. Anzi, un infaticabile Vermeersch riprende il neozelandese ad una ventina di chilometri dal velodromo di Roubaix. Philipsen attacca sul Carrefour de l’Arbre e Kung si stacca, mentre Politt e Pedersen tengono la ruota del belga. La situazione resta invariata fino all’arrivo. Mathieu Van der Poel trionfa con 3 minuti di vantaggio sul compagno Jasper Philipsen, che regola in volata Mads Pedersen e Nils Politt.

Considerazioni e commento

Questa è stata la Parigi-Roubaix più veloce della storia, con una spaventosa media di 47,8 km/h. La Alpecin-Deceuninck è stata impeccabile. I gregari di Van der Poel hanno imposto un ritmo micidiale fin dall’inizio per distruggere le energie dei rivali e per spianare la strada all’attacco del loro leader. L’olandese ha infatti vinto “con facilità” perché nessuno è stato abbastanza forte per inseguirlo. La squadra fiamminga ha fatto vivere l’inferno agli avversari e il paradiso al capitano. Gianni Vermeersch ha fatto la prestazione della vita, tirando e stoppando molti attacchi. Philipsen invece si riconferma solido come l’anno scorso: il belga può vincere questa gara in futuro. Anche il giovane neozelandese Laurence Pithie ha dimostrato di potersi contendere la Roubaix tra qualche anno. C’era curiosità anche per vedere quello che avrebbe fatto il promettente classe 2004 Joshua Tarling, ma la sua squalifica ci costringe rimandare l’attesa alla prossima edizione. Chi invece deve affrettarsi a vincere una “classica monumento” è Mads Pedersen. Gli anni passano e le occasioni diminuiscono per il danese, un ciclista forte ma non perfetto tatticamente.

Ad ogni modo, non possiamo che inchinarci all’imperatore Van der Poel. 60 chilometri in solitaria per terminare con 3 minuti di vantaggio sul secondo. Sul pavè sembrava volare. L’olandese è diventato il secondo ciclista a vincere Fiandre e Roubaix nello stesso anno e con la maglia da campione del mondo, dopo Rik Van Looy nel 1962. Ha vinto l’uomo più forte, che aveva anche la squadra più forte.

Risultati e highlights

https://www.procyclingstats.com/race/paris-roubaix/2024/result

https://www.youtube.com/watch?v=YTfT0SiZoHo&t=181s

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Alessio Diosono

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Storie, curiosità, approfondimenti ed analisi sul ciclismo, passato e presente. Raccontate rigorosamente dal... divano!
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