Come mai il ciclismo è così pericoloso?

Questa stagione è stata condizionata da gravi cadute che hanno spezzato ossa e sogni. Purtroppo, il dramma non sembra finire.

“Si parla molto di sicurezza ultimamente, ma questo arrivo non era affatto sicuro. A volte pare che siamo i pagliacci del circo. La catena saltava ovunque. È spaventoso che dei ragazzi cerchino disperatamente di infilarsi in ogni angolo mentre l’asfalto è pieno di buche gigantesche“. Queste sono state le parole del gallese Geraint Thomas ai microfoni di Eurosport e Cycling Pro Net, dopo la nona tappa del Giro D’Italia 2024. Questa stagione è stata condizionata da gravi cadute che hanno spezzato ossa e sogni. Purtroppo, il dramma non sembra finire.

Come mai il ciclismo è così pericoloso?
La prima ragione è banale ma spaventosa. I materiali, l’aerodinamica, gli allenamenti e l’alimentazione vengono costantemente perfezionati. Di conseguenza, la velocità aumenta gara dopo gara. Tuttavia, le misure di sicurezza non progrediscono. I ciclisti di oggi hanno le stesse tutine sottili che avevano decenni fa. Il casco aiuta, ma può non bastare. Il ciclismo è forse l’unico sport in cui aumenta la velocità, ma non la sicurezza.

Inoltre, molti corridori denunciano il fastidio che provoca l’uso sempre più incessante delle radioline.
“Se qualcuno ti dice sempre che devi stare avanti, come fai a stare concentrato? A volte sto prendendo la posizione e mi sto concentrando, quando cominciano a parlarti in radio. Alla fine non ascolto neanche, ma intanto la concentrazione è stata interrotta“, rivelava Peter Sagan a bici.Pro prima del Fiandre 2023. L’uso assillante delle radioline è una distrazione.

Un altro cambiamento che il ciclismo ha vissuto negli ultimi anni è la rivoluzione dei freni a disco. La loro efficienza consente infatti agli atleti di frenare all’ultimo momento. Non c’è dunque da soprendersi se tutti cercano di infilarsi in ogni angolo e aspettano l’ultimo momento prima di rallentare. Ciò può causare pericoli, soprattutto nelle curve in discesa.

L’ultimo tema che voglio affrontare è l’ipocrisia delle decisioni che l’UCI e il CPA assumono per risolvere i problemi. L’idea di far diminuire la velocità prima della Foresta di Arenberg alla Parigi-Roubaix è apprezzabile. Ma non sarebbe meglio far calare l’andatura in maniera graduale, invece di costringere gli atleti a frenare sopra i binari per impostare due curve a gomito? Fortunatamente, quest’anno l’Alpecin-Deceuninck aveva già ridotto il gruppo ad una venticinquina di corridori.

Se in alcune gare vengono prese decisioni discutibili, in altri punti nevralgici invece non si interviene affatto. Bjorg Lambrecht morì al Giro di Polonia 2019, sopra un ponticello di cemento che gli frantumò il fegato.
La stessa struttura ha fatto temere il peggio per alcuni ciclisti (tra i quali Vingegaard) caduti nella quarta tappa dell’ultimo Giro dei Paesi Baschi. Nonostante il precedente, nulla è stato fatto per proteggere quel curvone in discesa che presentava inoltre spaventose rocce a lato della strada.

Il ciclismo sarà sempre uno sport pericoloso. Ad ogni modo, con una maggiore consapevolezza potremmo già arginare certi rischi che ancora gli atleti corrono.
I nostri idoli non sono nati per farci divertire. Loro sono innanzitutto esseri umani come noi.
Abbiamone cura.

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Alessio Diosono

Alessio Diosono

Storie, curiosità, approfondimenti ed analisi sul ciclismo, passato e presente. Raccontate rigorosamente dal... divano!
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