Questa estate passeggiavo a Gemona, incantevole borgo friulano immerso tra le montagne, quando mi sono imbattuto in una esposizione temporanea dedicata ad Ottavio Bottecchia (deceduto in circostanze misteriose nel 1926 proprio a Gemona). Fino a quel momento la mia conoscenza delle gesta del ciclista veneto poteva essere definita aneddotica a dir tanto: sapevo che era stato il primo italiano a vincere il Tour de France negli anni ’20. Fine. Quel giorno scoprii che Bottecchia non è stato solo il primo azzurro a conquistare la Grande Boucle, oltre che il primo ciclista della storia a vestire la maglia gialla dall’inizio alla fine del Tour. Anzi, quella è la parte meno eccezionale della sua storia.
Ottavio Bottecchia nacque nel 1894 a Colle Umberto (TV), ottavo di otto figli. Le umili condizioni economiche della sua famiglia presto lo costrinsero ad abbandonare gli studi ed iniziare a lavorare come muratore, mestiere che gli valse il soprannome di “Muratore del Friuli” (pur essendo lui veneto).
Tutto cambiò con lo scoppio della Grande Guerra. Ottavio, così come i suoi fratelli e più di cinque milioni di italiani, fu chiamato a combattere al fronte. Fu proprio in quel periodo che Bottecchia si avvicinò al mondo del ciclismo. Poco più che ventenne, il Muratore del Friuli fu infatti nominato caporale del sesto battaglione bersaglieri ciclisti, particolare gruppo di soldati che combatteva in sella alle bici.
Iniziò così l’eroica storia dell’Ottavio Bottecchia soldato, esploratore d’assalto dell’esercito italiano che in sella alla sua Gerbi rossa fu protagonista di alcuni degli avvenimenti più importanti e tragici della storia italiana.
A Caporetto, stordito dai gas tossici, difese con la sua mitragliatrice la ritirata degli italiani. Quando Colle Umberto cadde in mano agli austriaci, iniziò regolarmente ad attraversare il Piave con la sua bici per spiare i nemici. Per tre volte fu fatto prigioniero dagli austriaci e per tre volte riuscì a scappare. A tal scopo una volta si gettò in un burrone profondo dieci metri e si finse morto. Riceveva, tramite dei piccioni, importanti informazioni da suo fratello Giovanni, che si era fatto paracadutare oltra le linee austriache. Tutte queste azioni valsero ad Ottavio la Medaglia di bronzo al valor militare.
Finita l’eroica carriera del Bottecchia soldato, iniziò la gloriosa carriera del Bottecchia ciclista. Il suo palmares vanta due maglie gialle (’25 ’26), nove vittorie di tappa al Tour, due trionfi allo storico Giro della Provincia Milano (’24 ’25) ed una vittoria di tappa alla Vuelta Ciclista al País Vasco (’26), oltre a numerosi piazzamenti al Giro ed al Tour nel periodo compreso fra il 1922 ed il 1926.
L’obiettivo di questo post tuttavia non è raccontare dettagliatamente la storia del ciclista veneto, ma alimentare la vostra curiosità e spingervi ad approfondire le gesta (sportive e militari) di una leggenda italiana che troppe poche persone conoscono. Se sono riuscito nel mio intento, consiglio la lettura del bellissimo libro di Claudio Gregori: “Il corno di Orlando“, che narra vita, morte e misteri di Ottavio Bottecchia.
Le gesta del Muratore del Friuli ci motivano a non abbandonare mai la speranza e a non smettere mai di lottare per inseguire i nostri obiettivi, anche nelle situazioni più disperate. Utilizzando le sue parole: “Perseverai. Resistetti. Soprattutto volli“.