Photo: Muur-Kapelmuur
Credit Foto Getty Images
Cosa rappresenta la “De Ronde”
Le tradizioni sono invenzioni artificiali. Ma perché gli uomini, nel corso dei millenni, le hanno create?
Gli esseri umani hanno fatto di tutto per costruire le tradizioni. Hanno usato la storia, talvolta l’hanno manipolata, altre volte se la sono inventata. Evidentemente, le tradizioni sono fondamentali per le persone.
Esse infatti creano senso di appartenenza ad un gruppo sociale, facendo in modo che gli individui si sentano parte di una grande famiglia. Sono momenti di gioia collettiva, riti in cui i membri della collettività partecipano fisicamente ed emotivamente, condividendo con gli altri le proprie emozioni.
Questo è il significato delle tradizioni.
E il Giro delle Fiandre, beh, è una tradizione. Una cerimonia nata nel 1913.
Il Belgio è la patria del ciclismo, che lì è sport nazionale. I grandi campioni hanno tutti attraversato quelle città e quelle campagne che offrono un’armoniosa e singolare mescolanza tra uomo e natura, ormai difficile da trovare altrove.
“De Ronde van Vlaanderen” riunisce tutti i tifosi lungo le strade e lungo i muri. È una festa che non esclude nessuno, un momento di condivisione in cui si incontrano tante persone legate dalla stessa passione.
Già da febbraio, a cominciare con la Omloop Het Nieuwsblad, decine di corse si snodano sulle strade del Fiandre. L’ultima, la Dwars Door Vlaanderen, si tiene pochi giorni prima della seconda Classica Monumento dell’anno. Queste gare fungono da antipasto per la Ronde e costruiscono un climax ascendente in cui l’adrenalina aumenta fino all’evento più prestigioso, che si svolge tra marzo e aprile.
Ecco quattro aspetti che rendono unica questa corsa:
1) LA GARA: Il Giro delle Fiandre esprime tutto ciò che il ciclismo può essere: pavè, salite, discese, lunghi e ventosi rettilinei intervallati da curve pericolose. Per vincere il Fiandre servono potenza, esplosività, resistenza, recupero, capacità di guida del mezzo e fortuna. Insomma, occorre saper fare tutto. Solo i ciclisti più forti e completi possono vincere questa corsa. È uno spartito che permette ai migliori di emergere.
2) L’EQUILIBRIO TRA NATURA E CIVILTÀ: Il ciclismo non è fine a sé stesso. Molti sport si praticano in luoghi artificiali costruiti appositamente come stadi o palazzetti. Il ciclismo invece è spontaneo ed autentico perché si svolge nelle strade dove avviene la vita. Il Giro delle Fiandre è un’opportunità per esplorare terre dove natura e civiltà non combattono, ma convivono con equilibrio regalandoci paesaggi suggestivi.
3) IL FANCIULLINO CHE C’È IN NOI: Il Fiandre ci rammenta che siamo un tutt’uno con la terra e risveglia il fanciullino presente in noi. Le campagne che ormai stiamo eliminando dalla nostra quotidianità ci ricordano tempi remoti. Le colline fiamminghe sembrano gli strappetti che affrontavamo da ragazzini con le nostre biciclette. In un mondo sempre più frenetico, “De Ronde” è una boccata d’aria fresca per riabbracciare vecchie emozioni.
4) IL TIFO: Il ciclismo in Belgio è religione e il Fiandre è l’apice del culto. Tifosi che vengono da tutto il mondo si riuniscono per incitare i loro eroi. Questo spiega il clima di festa che solo il ciclismo sa costruire.
Siamo tutti una grande famiglia.
Condividiamo le stesse passioni.
Vogliamo tutti sentirci un po’ bambini.
Il percorso
Il percorso degli ultimi anni si estende per 270 chilometri e conduce gli atleti da Anversa (talvolta da Brugge) ad Oudenaarde. È condito da un paio di tratti in pavè pianeggianti, alcune brevi salite su asfalto e quasi 20 muri sulle pietre. Gli strappi decisivi sono tre: Koppenberg, Oude Kwaremont e Paterberg.
-Il Koppenberg è il più ripido. Si tratta di 600 metri con una pendenza media del 11,6% ed una massima del 22%. Spesso queste pendenze impervie costringono i ciclisti a scendere dalla bici e farlo a piedi. Lo scollinamento è a 45 chilometri dal traguardo.
-L’Oude Kwaremont è il muro più iconico. È lungo 2,2 chilometri e sale con una media del 4% ed una massima del 11,6%. Viene affrontato tre volte e gli scollinamenti sono a 134, 54 e 16 chilometri dall’arrivo. La sua lunghezza e la sua prossimità alla conclusione lo rendono un punto chiave della gara.
-Il Paterberg è l’ultima, arcigna difficoltà. Sono 360 metri al 12,9% di media e al 20% di massima che i corridori affrontano a 50 e a 13 chilometri dall’arrivo. L’ultimo muro è spesso il momento decisivo del Fiandre, in cui i più forti staccano gli altri e si involano verso il successo di Oudenaarde.
Cosa serve per vincere una corsa così dura? Il Giro delle Fiandre non dà respiro. È una gara nervosa, dura altimetricamente e tortuosa planimetricamente. Le curve e le asperità disintegrano il gruppo. Di conseguenza, la prima abilità richiesta per vincere il Fiandre è saper mantenere una buona posizione. I ciclisti devono inoltre saper pedalare sul pavè ed attutire gli impatti causati dalle pietre. Per vincere una corsa impegnativa ed esplosiva come la Ronde ci vogliono abilità nel condurre la bicicletta, intelligenza tattica, fortuna, potenza e resistenza.