Immergiti nella storia dell’Inferno del Nord!

La storia della Parigi-Roubaix, Regina delle Classiche

Photo: Wikipedia

C’è una gara che è dura come un tappone alpino di un Giro d’Italia. Ma questa gara è… piatta come un biliardo! È la Parigi-Roubaix, meglio conosciuta come “Regina delle Classiche” o “Inferno del Nord”. Ecco perché questa corsa è così prestigiosa. Immergiti nella storia dell’Inferno del Nord!

“Nei primi mesi del 1895 Theodore Vienne e Maurice Perez, due filatori di Roubaix, decisero di costruire un velodromo nei pressi del parco Barbieux, situato nel comune di Croix. Il parco Barbieux era situato tra i comuni Croix e Roubaix, era frequentato da numerosi sportivi e godeva della reputazione del più grande parco del nord della Francia.

Sotto la direzione dell’architetto Dupire, il lavoro iniziò nell’aprile 1895 e terminò alla fine del mese seguente. Il velodromo, con una pista di cemento della lunghezza di 333.33 m, venne inaugurato il 9 giugno 1895 con sette corse, con un pubblico di diverse migliaia di spettatori. Negli anni seguenti diventò una delle migliori piste dell’epoca.

Nel tardo XIX secolo erano più numerose le corse su pista di quelle su strada. Le corse più famose erano la Parigi-Brest-Parigi e la Bordeaux-Parigi.

Nel febbraio 1896 ebbero l’idea di organizzare una corsa che partisse da Parigi per arrivare al nuovo velodromo. Essi ottennero l’appoggio di Louis Minart, capo-redattore del giornale sportivo Le Vélo.

L’organizzazione della corsa venne così affidata al giornale e al principale redattore della rubrica ciclistica, Victor Breyer.” (Fonte: Wikipedia).

La magia della “Regina delle Classiche” è unica. Questa corsa è selettiva come un tappone di montagna al Tour de France, eppure è completamente pianeggiante. Il percorso è infatti caratterizzato da 29 settori di pavè che logorano le gambe, le braccia, le mani e la resistenza dei ciclisti. Sono tratti spossanti in rapida successione. Il pavè della Roubaix distrugge il fisico di chi ci pedala sopra. Per questo motivo, pur essendo una gara pianeggiante, viene soprannominata “l’Inferno del Nord”. Inoltre, offre paesaggi mozzafiato agli spettatori. Non solo le campagne e i villaggi attraversati restituiscono un rapporto genuino e sostenibile tra uomo e natura, ma alcune zone sono suggestive. La Foresta di Arenberg è il settore di pavè più esigente. Situato a poco meno di 100 chilometri dal traguardo, è una strada sulle pietre che taglia in due una foresta. L’atmosfera che si respira in quei due chilometri è surreale.

Concludo con una curiosità. Per impedire all’erba di crescere tra le pietre, gli organizzatori di ASO utilizzano un metodo ecologico, naturale ed economico: le capre.
Nei giorni che precedono la terza Classica Monumento del calendario l’ente usa infatti decine di capre che mangiano l’erba e mantengono il pavè in ottime condizioni in vista di uno degli appuntamenti più attesi dal mondo del ciclismo.

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Alessio Diosono

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Storie, curiosità, approfondimenti ed analisi sul ciclismo, passato e presente. Raccontate rigorosamente dal... divano!
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