Tutti dicevano che questo era un mondiale senza salite rilevanti, adatto a velocisti resistenti.
Dicevano che sarebbe potuto finire anche con una volata ristretta.
Dicevano che poteva essere roba per quelli come Philipsen.
Dicevano.
E non ci avevano capito un tubo.
Percorso e andamento della gara
Quello di Glasgow, in realtà, è stato uno dei mondiali più duri e selettivi degli ultimi 20 anni. Basta guardare i distacchi per comprenderlo.
Basta aver visto la corsa.
Da quando mancavano 150 km all’arrivo fino all’ultimo metro se le sono date di santa ragione.
Questo era un mondiale di resistenza, altro che chiacchiere.
A causa delle curve ad angolo retto, ogni strappo e ogni segmento equivalevano ad una ripartenza da fermo, ad un vero e proprio sprint per rilanciare l’azione.
Spesso, questi sprint, erano in salita.
Insomma, una tortura per le gambe.
L’impresa del fuoriclasse
Mathieu Van der Poel ha fatto un numero clamoroso, attaccando con una stoccata micidiale e bruciante a 22 km dall’arrivo per sbaragliare la concorrenza.
È stato il più forte e si è meritato la vittoria.
È stato il padrone assoluto della competizione.
Ogni altra parola sarebbe sprecata: solo chi lo ha visto può sapere quanto è stata potente e devastante quella fucilata.
Il grande cuore di Bettiol
Io invece qualche parola la uso per Bettiol. Quei mostri vanno anticipati, perché altrimenti ti staccano. E, se non ti staccano, ti battono in volata.
Ha fatto bene a partire così presto.
Poteva partire un giro più tardi? Può darsi, ma la verità è che i suoi rivali erano impegnati ad alimentarsi e c’era una situazione di calma piatta e di controllo.
Ha colto l’attimo, sapendo che una situazione così favorevole ad un attacco a sorpresa, forse, non sarebbe capitata di nuovo.
Ha attaccato a 55 km dall’arrivo e lo hanno ripreso a 22.
Grande Alberto, ci hai fatto sognare.
Bravo!
Ecco gli Highlights della gara:
https://www.procyclingstats.com/race/world-championship/2023/result